AURORA BOREALIS - Relinquish |
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Con grande sorpresa assisto al ritorno degli Aurora Borealis. La band famosa per aver avuto in formazione Derek Roddy e Tony Laureano, proponeva un death metal tecnico di grande elevatura. "Relinquish" invece č un album dalle influenze multiple. Parte subito in quarta ma la verve dei nostri non riesce mai ad attirare seriamente la mia attenzione. Si tratta di suoni rivisti e riconfezionati. Il condimento dei suoni e la tecnica sono ottime ma a mio avviso manca quello spirito di innovazione ed eccellenza che mi sarei aspettato da una band che porta questo nome. E' sempre la stessa storia: dai grandi gruppi ci si aspetta sempre di pił. Per questo motivo la musica dei nostri scorre via in attesa di qualcosa che possa risultare realmente accattivante. Chissą che i nostri sappiano presto riscattarsi sotto questo punto di vista. Attendiamoli sul fronte di guerra. (B.E.) |
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BEHEMOTH - Thelema.6 |
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Un capolavoro energico, brutale, satanico e violento. I testi di Nergal sono accompagnati da commenti e osservazioni. Nessun particolare viene trascurato e si ha la sensazione di leggere dei trattati filosofici piuttosto che dei testi di una metal band. E' preferibile comprare l'originale anche perché il digi-pack si trova in giro a prezzo abbastanza accessibile. Notevole la tecnica strumentale, anche se i Behemoth non hanno bisogno di riconferme. Sono tutt'ora i migliori e a distanza di anni e da album come "Pandemonic incantation". Continuano la loro marcia trionfale verso la distruzione dell' ipocrita morale cristiano-religiosa. La significativa "Antichristian phenomenon" fa da testimone! Il cantato è diretto e i testi sono uniti bene alla musica. Un' altra traccia dal titolo significativo è "Natural born philosopher" come anche la rabbiosa "Inflamed with rage". Un disco quanto mai indispensabile. (B.E.) |
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BEHEMOTH - Zos kia cultus |
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I Behemoth sono sempre stati una grandissima band, fin dagli esordi hanno sempre dimostrato di saper fare sempre meglio di sempre e anche questa volta credo che abbiano fatto lo stesso. Dalle prime note dell'album mi è parso subito di sentire che il nuovo album in questione non punta più sulla violenza e l'impatto secco e micidiale dei colpi di ascia e martello pneumatico come in "Thelema.6", ma cerca di ricreare un'atmosfera particolarissima. Affiorano alcune note di venatura industrial ma solo dall'intro che poi "Horns of baphomet" che sfocia nella devastante "Modern ikonoklasts". Il disco è un crescendo di tensione che si alterna a parti sempre più complesse e ragionate che danno sfogo a sussulti di riffs e partiture hyper-fast al fulmicotone. E' strano per me parlarvi di un disco come questo che pur non essendo tanto innovativo contiene tanti piccoli elementi che lo differenziano non dico dal genere, ma sicuramente dall'intera discografia del glorioso passato della band. Un album di altissimo interesse soprattutto in tempi come quelli attuali in cui il metal di buona fattura scarseggia sempre di più. Ma è sempre dal death che vengono i maggiori segnali di incoraggiamento, perciò nessuno deve mollare o chi decide di farlo ha chiuso per sempre! I Behemoth lo sanno bene e con questo album si prendono una pausa per riflettere sul passato appena trascorso e proiettarsi direttamente verso il futuro. Un album che non mi sento di consigliare a nessuno. Molti fan sono rimasti delusi da questo disco, ma sono sicuro che col tempo, chi lo compra, lo apprezzerà appieno. Fate voi. (B.E.) |
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BEHEMOTH - The apostasy |
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Ancora un nuovo capitolo per la band di Nergal. Un successo annunciato in casa Century Media. Un album definitivo che consacra i Behemoth come una delle migliori se non la miglior band deathblack metal del globo. Se sembrava impossibile compiere dei passi avanti dopo "Thelema.6", i polacchi ci sono riusciti prima con "Zos Kia kultus" e poi con il coriaceo "Demigod". "Apostasy" evidenzia delle differenze, ponendosi a metà fra i due. Una mini intro accompagna la stessa "Rome 64 c.e." che sfocia in un impetuoso vortice sonoro. "Slaying the prophets ov isa" è un ormai un cavallo di battaglia al pari di "Conquer" o "Slaves shall serve". Poi c'è "Promotherion". Incredibile la girandola di emozioni e susseguirsi di solos, blast beats e riff che sprigionano un'energia senza eguali. "At the left hand of God": parla da solo il titolo! Via via la devastazione continua fino a "Arcanae hereticae" in cui compare come ospite un noto pianista jazz polacco. Anche qui la violenza non si ferma. Ovunque passi la furia sonora è devastante. Non cresce più erba da nessuna parte! Nell'ultima "Christgrinding avenue" si ha la fine dell'apocalisse sonora e la vittoria è finalmente vicina. Un album che ho ascoltato fino ad esserne stufo e che merita tantissimo. Aspettiamoli dal vivo a casa nostra! (B.E.) |
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